Quando si cercano risposte sul cancro, la differenza tra un’informazione utile e una pericolosa può essere minima. Un recente studio pubblicato su BMJ Open ha messo alla prova ChatGPT, Gemini, Grok e DeepSeek su temi ad alta presenza di disinformazione, scoprendo che i chatbot possono offrire risposte ambigue proprio nei contesti più delicati. Nel caso delle terapie alternative, i modelli avvertono spesso che non esistono prove scientifiche solide, ma poi suggeriscono agopuntura, fitoterapia o diete “anti-cancro” come se fossero opzioni da considerare accanto ai trattamenti oncologici validati. È qui che entra in gioco il problema del falso equilibrio: mettere sullo stesso piano cure basate su evidenze e pratiche non dimostrate.
AI e cancro: il problema del falso equilibrio
Secondo i ricercatori, questo tipo di risposta può essere particolarmente rischioso per chi affronta una diagnosi oncologica e cerca rapidamente indicazioni online. Se un chatbot presenta una terapia alternativa come “possibile” dopo averne segnalato i limiti, l’avvertimento iniziale può perdere forza. Il risultato è un messaggio confuso, in cui la chemioterapia e rimedi privi di prove appaiono come scelte quasi equivalenti.
Lo studio ha testato le versioni gratuite dei quattro sistemi con domande costruite per spingerli verso risposte controverse, una tecnica usata spesso per valutarne la robustezza. Le aziende AI sostengono che scenari di questo tipo siano poco realistici, ma gli autori ribattono che rispecchiano proprio il modo in cui molte persone formulano le ricerche: non in modo neutro, ma partendo da convinzioni, dubbi o informazioni già parziali.
Risposte problematiche e percentuali preoccupanti
I risultati mostrano che il 50% delle risposte è stato classificato come problematico, il 30% come parzialmente problematico e il 20% come altamente problematico. In altre parole, una quota significativa di risposte risultava imprecisa, incompleta o troppo aperta a interpretazioni soggettive.
Tra i modelli analizzati, Grok ha registrato il 58% di risposte problematiche, mentre Gemini si è fermato al 40%. Vaccini e cancro hanno generato la quota più alta di risposte non problematiche, circa il 75%, ma il dato non cancella la criticità: in ambiti sanitari, anche una singola risposta fuorviante può avere conseguenze importanti.
Perché questa tendenza preoccupa i medici
Il rischio aumenta se si considera che, secondo un recente sondaggio Gallup, un adulto americano su quattro usa già l’intelligenza artificiale per chiedere consigli sulla salute. In parallelo, OpenAI ha introdotto ChatGPT Salute, che invita gli utenti a caricare i propri referti medici. In questo scenario, anche una bassa probabilità di errore diventa un problema serio quando riguarda malattie come il cancro.
Per gli esperti, il punto non è solo se un chatbot “sbagli” o meno, ma come costruisce il messaggio. Quando una risposta separa male i dati scientifici dalle pratiche non validate, l’utente può interpretare tutto come una scelta legittima. Ed è proprio questa equivalenza apparente a rendere il falso equilibrio una delle criticità più insidiose dell’AI in sanità.







