14enne suicida: colpa di Ask e del cyberbullismo

I pericoli del web sono sempre in agguato e soprattutto per gli adolescenti i social network possono influenzare negativamente la loro vita, o addirittura portarli a gesti estremi.

E’ quello che è successo ad Hannah Smith, 14enne inglese, che presa di mira sul sito Ask.fm da un gruppo di cyberbulli, si è tolta la vita, impiccandosi nella sua casa venerdì scorso.
La ragazza era stato oggetto di critiche per il suo aspetto fisico ed alcuni post la invitavano a farla finita, ad uccidersi bevendo candeggina oppure le era stato augurato un cancro da altri molestatori: la situazione andava avanti da mesi e l’adolescente non ha retto più gli affronti dei suoi stalker che la tampinavano di messaggi di questo genere.

E così dopo aver scritto l’ultimo fotomessaggio che recitava: “Pensi di voler morire, ma in realtà vuoi solo essere salvato” si è tolta la vita, gettando nello sconforto la sua famiglia che era all’oscuro di tutto. 
Il padre David, adesso, ha richiesto al primo ministro, David Cameron, di garantire la necessaria sicurezza e adeguata per i social media: proprio Ask ha infatti la peculiarità di mantenere l’anonimato degli utenti e il padre di Hannah ha addirittura auspicato che il creatore di Ask sia condannato per omicidio colposo.

Sicuramente il ceo Terebin avrà le sue responsabilità, anche perché quello di Hannah non è il primo caso di suicidio per bullismo su Ask: lo scorso anno in Irlanda due adolescenti, Ciara Pugsley, 15, e Erin Gallagher, 13 anni si sono tolti la vita per lo stesso motivo.

Insomma, i genitori devono seguire i loro figli nelle attività social, ma sicuramente i network devono prevedere delle misure cautelative per casi come questi: essere vittima di bullismo è già orribile quando si guarda in faccia il proprio nemico, figuriamoci se si nascondono dietro un computer e possono conservare l’anonimato.

Noi di Chicche Informatiche speriamo che il messaggio giunga a tutti quei ragazzi che sono vittime di situazioni simili e che possa essere di incentivo a reagire, a parlare con i propri genitori.

Non si può e non si deve morire a 14 anni in questo modo, non per quello che dovrebbe essere solo uno svago ed un divertimento.




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