Poste Italiane è dei cinesi, altra bufala che circola nel web

Torniamo a parlare di bufale che circolano nel web. In questi giorni, probabilmente, avrete letto sul web di una notizia che dice che POSTE ITALIANE sia stata venduta ai cinesi. Ecco cosa dice nello specifico la notizia:

Un altro pezzo importante dell’Italia è stato ceduto, anzi no: SVENDUTO alla Cina. Poste Italiane ormai non è più di nostra proprietà e di Italiana ha ben poco ormai… Potremmo quasi chiamarle Poste Cinesi ma forse sarebbe troppo duro da sostenere il raffronto… Entro Ottobre tutto questo sarà ufficiale e Poste saranno nelle mani di Pechino.
Non bastavano i tanti negozi Made in Cina presenti in vari angoli delle nostre città e forse non bastavano neppure le importazioni di pomodoro cinese…Ora gli abbiamo regalato anche le Poste… Alla fine di tutta questa crisi, resterà qualcosa di italiano? O magari si venderanno anche noi cittadini al primo offerente? Vuoi che questi non ci barattino con l’ISIS in cambio della loro immunità?!

Mah… sta di fatto che ci stiamo sbriciolando pezzo pezzo pezzo, ci stiamo privando della nostra identità.
Lunedì, infatti, verranno pubblicate dagli analisti delle banche del consorzio di collocamento le ricerche che consentiranno di fissare le prime valutazioni della società, facendo scattare la cosiddetta fase di pre-marketing che durerà per tutta la settimana.

La cosa che più sconcerta è che la privatizzazione delle PI alla Cina è stata considerata come un’ ancora di salvezza. In questo modo le Poste Italiana saranno in grado di mantenere gli impegni presi ed assicureranno una crescita cospicua. Ma siamo certi?

L’ unica cosa certa è che, oggi come oggi, anche le Poste Italiane ci hanno abbandonato come se fosse merce di scambio e sono state cedute al prezzo di qualche accordo ai Cinesi

La notizia è falsa. Ecco cosa c’è di vero. A riportarlo è il quotidiano Sole 24 Ore:

Pechino si prepara a entrare nel capitale di Poste Italiane in occasione dell’Ipo che dovrebbe prendere il via il prossimo 12 ottobre. Un fondo sovrano cinese, forse China Investment Corporation o People’s Bank of China (presente quest’ultima nel capitale di molte società italiane, come Eni ed Enel), è pronto a rilevare una quota, tra il 2 e il 5%, della società dei recapiti.

Una quota tra il 2 e il 5% quindi. Poste Italiane dal ottobre 2015 è entrata in borsa e ci fu, appunto, l’interesse da parte di grossi investitori nell’acquisto delle azioni, tra cui anche quelli cinesi. Non c’è niente di strano ne tantomeno di assurdo.




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