La Bibbia 3.0: l’archivio sul web con foto e video, denunce in arrivo

Quella degli adolescenti di oggi è una “generazione multitasking”, restano soli davanti al computer (o con lo smartphone) intenti a chattare con amici, più o meno reali, sui social network e su tutto ciò che è “virtuale”.

Questa generazione è nata e cresciuta in un’era digitale che ha introdotto nuove forme di interazione sociale e un linguaggio del tutto inedito, anche se sempre più povero di contenuti.

Ma quali sono i rischi connessi a un utilizzo eccessivo e non controllato della rete?

Molti. Tanti. Ogni giorno emergono nuovi casi. Abbastanza assurdo è quello relativo alla BIBBIA 3.0. Cerchiamo di capire cosa sia.

Uno dei primi siti a parlare della Bibbia (che nulla a che vedere con il testo sacro della religione ebraica e di quella cristiana) è stato il sito del quotidiano nazionale IL GIORNALE che ha lanciato per primo lo scandalo.

Si parla di circa 4 GB (parliamo di più di 10.000 file) di materiale (foto e video) a carattere pedopornografico facilmente reperibile sui motori di ricerca e sul noto social network facebook (dove per l’occasione, come al solito, sono stati creati dei gruppi).

Ad oggi, ne sono uscite ben tre versioni. L’ultima è la Bibbia 3.0, ma è probabile che a breve sulla Rete verrà caricato un nuovo file con altri contenuti

All’origine c’è un dropbox, aggiornato periodicamente dagli autori, all’interno del quale vengono memorizzati i file, come spiega Il Giornale autore dell’inchiesta. A questo si aggiunge un link ad uno spazio di archiviazione online su Google Drive, creato appositamente per facilitarne la consultazione

Uno dei fidanzati di una delle “vittime” di questo archivio dice al Giornale

Questo dossier è imbarazzante, un archivio così fa rabbrividire. Ha scandagliato le prime due versioni della “bibbia” nella speranza di non trovare le foto della fidanzata. Ma al terzo aggiornamento ha notato quella maledetta cartella: Lei ha scoperto di essere nella “bibbia” dopo aver ricevuto centinaia di messaggi di complimenti sui social.

Un nuovo incubo. Impossibile da fermare, o forse solo inutile: Abbiamo deciso di non denunciare perché è uno spreco di soldi.

Arrivati ad una situazione così, al 99% i colpevoli non si troveranno mai

In queste ore è caccia alle foto e, probabilmente, inizieranno a partire le denunce alla polizia postale da parte delle persone presenti nell’archivio.




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