Batterie smartphone e tablet più performanti grazie al “Sangue”

Sicuramente il consumo di batteria è il vero tallone d’achille dei dispositivi tecnologici come smartphone, tablet e watch. Questi dispositivi ci permettono di fare qualsiasi cosa, è vero, ma spesso non si riesce ad arrivare a sera che già bisogna effettuare una ricarica.

Di tanto in tanto nelle pagine di questo blog di parliamo di scoperte ed evoluzioni per migliorare quest’aspetto che sicuramente interessa un pò tutti.

Grazie a una scoperta dell’Università di Yale (un’università privata del Connecticut) il segreto che aumenterebbe la vita media della batteria sarebbe nascosto nel “sangue” animale, e precisamente nell’emoglobina, o meglio nella molecola eme.

Le batterie litio-ossigeno sin da quanto sono state lanciate si pensava potessero fare grandi cose grazie alla loro capacità di contenere enormi quantità di energia.

Con una batteria di questo tipo ad esempio, smartphone e altri dispositivi elettronici di qualsiasi tipo, potrebbero restare in funzione anche per una settimana tra una ricarica e l’altra, mentre le automobili elettriche potrebbero percorrere 5 volte più strada di quanto sia possibile con le batterie attuali.

Tutto bello ma c’è il solito problema: Il problema di queste batterie sta nel fatto che il loro ciclo di vita è breve.

Esse si corrodono dopo pochi cicli di ricarica perchè durante il funzionamento si produce perossido di litio, un precipitato solido particolarmente stabile che non si decompone facilmente nei suoi elementi e tende ad accumularsi sulla membrana porosa che fa da elettrodo attraverso cui passa l’aria, ostacolando così il normale ciclo della batteria.

La molecola eme, scoperta da questi ricercatori USA, potrebbe risolvere questo tipo di problematica. Potrebbe svolgere una funzione di catalizzatore dell’ossigeno, abbassando il livello di energia necessaria a decomporre il perossido di litio nei suoi due elementi di base, prolungando così la vita della batteria.

Logicamente l’eme, spiegano i ricercatori, arriverebbe dallo sfruttamento del “sangue” normalmente prodotto nell’industria alimentare, che attualmente rappresenta un prodotto di scarto.

fonte




Reply